La Corale Polifonica Malatestiana nasce nel Novembre del 1978 per volontà congiunta del Maestro Adamo Scala, titolare della Cattedra di Teoria, Solfeggio e Dettato musicale presso il Conservatorio "Bruno Maderna" di Cesena, e di alcuni amici il cui comune interesse per il canto corale ha dato vita a quel primo nucleo attorno al quale si sarebbe accorpato l'interesse di tanti altri, alcuni dei quali ancora membri attivi della Corale.
Cesena in quegli anni non presentava un panorama così ricco ed articolato come quello attuale, per cui la Corale Polifonica Malatestiana andava ad innestarsi su un terreno vergine e per questo piuttosto fertile. Negli anni successivi sono nate espressioni vocali diverse, alcune sorte autonomamente, altre, pur mantenendo la loro chiara indipendenza, derivate dalla personale esperienza vissuta da alcuni coristi nell'ambito della Corale stessa. Sono stati anni di grande fermento e vivacità che nella diversità delle espressioni sorte e maturate hanno visto la Corale mantenere la propria fisionomia musicale nella continua adesione alla Polifonia.
Come in ogni Storia, in cui ogni momento ha una sua ragione di esistere perchè strettamente collegato a quello precedente e a quello successivo, anche se nel tempo gli eventi sono destinati a distinguersi per i mutamenti che hanno comportato nella vita di chi li ha determinati e vissuti, pure in quella della Corale è davvero difficile distinguere per importanza e spessore quei momenti che si possono definire come i più significativi, ma indubbiamente è possibile far emergere quelle che sono state le tappe fondamentali nella progressiva crescita e maturazione artistica ed umana della Corale.
Tra queste, assurte come tali proprio per il vissuto di cui ciascuno serba chiaro e profondo il ricordo, ve ne sono alcune che hanno segnato il compattarsi del gruppo sia nell'immagine, con la scelta del nome e della divisa, sia nella qualità vocale, con l'ampliamento del repertorio e con l'affinamento della vocalità , sia nella dimensione umana, con la progressiva acquisizione della capacità di condivisione di tutto, nel bene e nel male, fino a vivere il senso di una grande famiglia.
Indubbiamente al di là del primo concerto che nessuno può dimenticare e che continuamente si rinnova nel ripetersi dell'esperienza di chi in momenti diversi, entrando a far parte dell'organico, canta per la prima volta in coro, tra i numerosi eventi musicali - rassegne, concorsi, festivals nazionali ed internazionali, concerti - vissuti dalla Corale, non si può non ricordare il Concorso Internazionale di Musica per i giovani " Città di Stresa", il primo per la Corale e come tale denso di significato e di emozione: in quella chiesa colma di gente, fu traumatico l'impatto con l'assoluto silenzio che seguiva l'esecuzione dei cori in concorso; non si conosceva ancora cosa volesse dire cantare senza l'applauso, di fronte ad una giuria attenta, silenziosa, quasi inespressiva.Si colse immediatamente il nervosismo tipico della competizione insieme alla freddezza di un ascolto finalizzato ad una valutazione.
In occasione del tricentenario della nascita di George Frederick Händel, Johann Sebastian Bach e Domenico Scarlatti, la Corale eseguì un primo concerto con orchestra nell'ambito della stagione artistica del Teatro "Alessandro Bonci" di Cesena. Come non ricordare il lento respiro del sipario mentre si apriva svelando uno spettacolo riservato solo a chi dello spettacolo doveva essere protagonista e lo stupore nel vedere il pubblico riempire quel luogo quasi ad accogliere una sfida lanciata dalla Polifonia nel tempio, per tradizione, della musica lirica e sinfonica. Forse in quella occasione si incominciò a credere che, come dice Seneca, non è perchè le cose sono difficili che non osiamo, è perchè non osiamo che sono difficili
Era quella tracciata fino a quel momento la rotta da seguire.
Partecipare alla Rassegna Internazionale di Cappelle Musicali di Loreto ha significato per la Corale condividere un'esperienza di canto con altri cori provenienti da tutto il mondo. In quattro giornate memorabili si è solo cantato nei teatri, nelle chiese, nelle strade, nelle piazze di una piccola città che per l'occasione sembrava improvvisamente abitata da soli coristi, riconoscibili nella loro diversa nazionalità , prima che dalla lingua, dalla divisa indossata: di lontano, camminando, si scorgevano, in piccole piazze o agli angoli delle strade, macchie di colore a segnalare una presenza già percepita dall'orecchio. Erano canti ovunque, a volte a distinguere nel folklore i diversi paesi, a volte ad uniformare suggerendo potente la sensazione di unità in canti comuni come nella Missa pro Pace per coro a quattro voci miste a cappella di Virgilio Mortari in prima esecuzione assoluta, cantata da circa mille coristi nella basilica della Santa Casa: grandioso e possente l'effetto ottenuto, indescrivibile ed indimenticabile l'intima commozione provata.
Il canto spesso offre la possibilità di capire il significato dell'essere cittadini del mondo, di superare quei confini che distinguono un paese dall'altro, ma che spesso lo separano. Il canto, anche quando diventa competizione, come nel Festival Internacional de Mùsica de Cantonigròs in Spagna, offre sempre dei momenti di grande comunione umana, spirituale ed artistica: l'esperienza spagnola ha segnato il superamento dell'essere legati alla terra di appartenenza e la volontà di oltrepassare i confini. Si potrebbe concentrare tale esperienza in una sola parola: incontro, poichè così è stato sia nei momenti puramente di canto, culminati nell'esecuzione da parte di tutti i gruppi partecipanti dell'Alleluja dal Messia di Frederich Händel, sia nei momenti di convivenza con le famiglie spagnole che hanno ospitato i gruppi concorrenti. Quest'ultimo aspetto ha reso più forte l'esperienza per quell'entrare nella vita di una famiglia nella quotidiana intimità, per quel condividere spazi non solo fisici, ma propri della ritualità del vivere e per quell'essere condotti per mano nel profondo della tradizione catalana alla scoperta delle usanze, dei costumi e della storia di un popolo.
Al di là dei confini geografici, di una lingua straniera e di inesistenti legami di sangue è possibile incontrare la Fratellanza.
Vivere la musica dal di dentro aiuta a conoscersi in quelle profondità che i suoni, così magistralmente coniugati, vanno a toccare, creando vibrazioni ed empatie che riuniscono l'uomo permettendogli di sentire e di sentirsi, di riconoscersi nel coacervo di sentimenti e di emozioni, di pulsioni e di aspirazioni a trascendere l'umanità di quei Grandi che tutto tradussero in musica.
Vivere la musica facendo musica costringe a disciplinarsi nell'ascolto, insegna a contenere l'Incontenibile, affina la percezione ed aiuta a distinguere non per separare ma per unire.
L'incontro, negli ultimi anni, con l'Accademia Musicale San Rocco, in particolare con l'orchestra "Gli Accademici di San Rocco" e con il suo Direttore Antonio Cavuoto, titolare della Cattedra di "Musica d'insieme per strumenti a fiato" presso il Conservatorio di Musica "Giovan Battista Martini" di Bologna e attualmente anche Maestro della Corale Polifonica Malatestiana, ha determinato un sofferto, difficoltoso, impegnativo ma gratificante salto di qualità. L'affrontare partiture come la Messa di Requiem e la Missa brevis in sol maggiore KV 49 di Wolfgang Amadeus Mozart, la Messa Sancti Bernardi von Offida "Heiligemesse" di Joseph Haydn, la Messa in sol Maggiore di Schubert, la Petite Messe Solennelle di Gioacchino Rossini, il Gloria in re Maggiore e il Credo di Antonio Vivaldi, lo Stabat Mater e il Magnificat di Gian Battista Pergolesi, ha costretto indubbiamente a modificare il modo di accostarsi alla musica, essendo richieste qualità tecniche, vocali ed interpretative riscontrabili più in ambito professionistico che amatoriale.
Spesso il destino di attività amatoriali che fondano il loro cammino non solo sull'entusiasmo e sulla perseveranza, ma su una ricerca evolutiva umana ed artistica continua è quello di assumere nel tempo una fisionomia professionistica per l'impegno richiesto nella preparazione dei repertori e nella realizzazione dei programmi, pur continuando purtroppo ad essere considerate minori perchè amatoriali.
L'obiettivo che la Corale si è posta sin dai primi momenti è stato quello di conoscere il prezioso patrimonio della musica polifonica che come tutte le cose di valore rischiano di essere conosciute solo da pochi e da pochi apprezzate oppure semplicemente dimenticate. Per questo l'attività concertistica in ambito locale ha cercato di incidere su quel tessuto connettivo culturale che la tradizione ci tramanda attraverso le testimonianze che ancora oggi sono l'orgoglio della città, nella consapevolezza che non vi è nulla di ostico neppure in ciò che viene ritenuto culturalmente troppo complesso od elevato, se non fin a quando questo rimanga sconosciuto In questo senso il repertorio della Corale spazia dalla polifonia classica alla contemporanea sacra e profana, a cappella e concertata fino a quella popolare nella sua espressione etnica ed aulica.
Intensa è pure da sempre l'attività didattica rivolta a diverse compagini di età della città e del territorio per meglio incidere da un punto di vista socio-culturale su di essa. Tali attività costituiscono, parallelamente a quella concertistica, un momento complementare di fondamentale importanza nell'ambito delle finalità culturali ed artistiche della Corale.
L'organizzazione di rassegne nazionali ed internazionali, inoltre, ha risposto e risponde all'esigenza naturale ed inevitabile per la Corale come per chiunque si avventuri lungo il sentiero della conoscenza, qualunque sia l'aspetto specifico studiato o seguito, di cercare a volte, pur procedendo in solitaria, termini di confronto e di verifica su tutti i piani per meglio cogliere il senso di ciò che si fa e trovare da chi è magari più avanti nella ricerca, la spinta a proseguire, al di là delle reali difficoltà e degli ostacoli che normalmente si presentano in un processo evolutivo.
Trent'anni di vita e di attività ininterrotta rappresentano senza dubbio un tempo significativo per un'Associazione partita dal grande entusiasmo di pochissimi amici per il canto corale.
Ma la storia non finisce qui, per lo meno fino a che non ci saranno limiti all'immaginazione e uomini capaci di credere nella possibilità di renderla reale non solo per se stessi, ma per chi, ancora sconosciuto, potrà farne esperienza. E' così che nel commensurabile si può cogliere il senso di una continuità, generata dal concatenarsi di piccoli eventi, che proprio perchè va oltre la singola storia diventa la STORIA.